29541651 1885900858126874 3308782968953005433 nL'attesa era enorme. Saliva piano piano dalla pancia una strana sensazione, come quando si incontra un affascinante sconosciuto. Tutto era reso ancora più nebuloso perché si arrivava di notte. Sull'aereo verso Dakar eravamo la minoranza, tutti vicini in trepidante attesa. Il controllo dei passaporti, una lingua diversa, e poi dritti in macchina con Malik fino in città. Nonostante il sonno, scrutavo dai finestrini il paesaggio e intravedevo i contorni, compresi quelli della nostra casa, accogliente e colorata. E all’improvviso ecco il buongiorno di Dakar. L'omino sul carretto che urlava qualcosa nella sua lingua a me sconosciuta. Le capre sul terrazzo. Ancora sorrido…

È difficile racchiudere tutto in poche righe perché qui in Senegal è stato tutto troppo. Troppo belli i colori, le donne, i bambini, i mercati con i loro avventori, la musica, i balli. Troppo forti e a tratti pungenti gli odori, e poi il traffico, le persone, la povertà. Una povertà dignitosa, vissuta a schiena dritta, con stuoli di bambini al seguito. Con la loro spontaneità e quegli occhioni che ti scaldano il cuore. 

Ma Dakar era solo l'inizio di questa speciale avventura. Ancora sono stordita dalla bellezza e dalle contraddizioni dei villaggi Sossop, Tatanguine e Nanghiane. Il paesaggio che cambia e si trasforma come in un viaggio indietro nel tempo. I villaggi, le capanne, i piccoli che vanno a scuola sul carretto trainato dal cavallo. Il cielo immenso e incredibilmente vicino. Il silenzio seguito dalle voci squillanti ancora dei bambini, così meravigliati e divertiti nel vedere noi Tubab (così veniamo chiamati noi bianchi). E di bimbi ne abbiamo visitati tantissimi. Misurati, pesati e a volte ripuliti a non finire. Tutto con la speranza che prendano la terapia, che la madre li porti in ospedale, che magari potremo rivederli il prossimo anno. Una medicina del corpo che cura anche un po' il cuore. Ognuno di noi ne ha lasciato un pezzo qui a Dakar. Dopo aver dato il meglio di sé. 

Questa missione in Senegal è stato un regalo bellissimo, vissuto con persone meravigliose che hanno reso tutto più facile e che con questo post vorrei ringraziare. Ringraziare il Senegal e la sua autenticità e dirgli che non vedo l'ora di ritornare.

Niofar (sempre insieme)! 

sofi"Stai attaccata a Serena” mi hanno detto prima di partire: e così sta accadendo. Primo giorno a Cambérène, catapultata in questa stanzetta che pullula di occhietti intensi, piccoli e innocenti di bimbi che iniziano a conoscere le prime parole di una nuova lingua. Entrati in stanza improvvisamente si ammutoliscono e ci osservano, sono arrivati i “Toubab”, i “bianchi”. Tra canzoni e battiti di mani incoraggiati dalla maestra osservo a fondo quello che ho intorno a me, dove sono, con chi sono e quanti di questi altri musetti bellissimi vedrò in queste due settimane. Mi commuovo al sentire delle loro vocine indifese, una invasione improvvisa dritta dentro che mi fa cancellare completamente tutti quei controsensi che ho lasciato a casa. Usciamo dalla stanza dell’asilo e andiamo giù, dove inizia il vero viaggio, le vere visite e altrettanti incontri come questi. 
 
Non ho aspettative, come non ne avevo nei giorni prima di partire e alla partenza stessa: quel che sarà, sarà! E questa visione futura e incerta per ora riempie di energie, nonostante i 120 bambini visitati al giorno, che ti fanno dimenticare quel po’ di dolore che hai ai piedi, perché comunque hai il cuore pieno di tutto.

Immagine 128I nostri amici sono arrivati sani e salvi a Dakar. Giornata di ambientamento, domani inizieranno le visite mediche. Nel frattempo che ci racconteranno le loro avventure, vi presentiamo un altro membro della missione, Alessandro:

Mi chiamo Alessandro Cinci, ho già  67 anni, ed attualmente sono senza fissa occupazione (pensionato felice) con interessi che occupano praticamente lo scibile umano, ma con una preferenza per la conoscenza diretta di realtà diverse dalla propria. Ho conosciuto Diritti al Cuore tramite il solito passa parola fra conoscenti, e subito sono rimasto molto colpito dai progetti che questa onlus aveva attivato direttamente in Senegal, paese nel quale ho avuto la fortuna di vivere per circa tre anni e mezzo. Questa è la mia prima missione in Senegal con DAC e chiaramente non mi sono lasciato sfuggire l'occasione per ritornare ancora una volta in questa piccola parte d'Africa dove ho lasciato un pezzetto di cuore. Le speranze e le aspettative sono quelle di ritrovare il paese in una situazione di sviluppo sociale maggiore di quella passata e di contribuire, anche se in minima parte, a questo miglioramento. Chiaramente non ho alcun tipo di timore se non quello di essere pienamente utile e spero, grazie anche alla mia capacità di adattamento ed alla esperienza  che deriva all'età, di poter comunque aiutare lo staff sanitario della missione per la buona riuscita della stessa essendo questo l'obbiettivo principale che tutti noi di DAC ci diamo ogni volta che si parte.

 

Foto Tania

Da domani iniziamo a pubblicare le.impressioni che I nostri volontari a Dakar ci scriveranno. Oggi vi presentiamo l'altro.medico a Dakar, Tania, responsabile in Italia del progetto Salute migrante.

Nome, età, professione e interessi: Tania, 30 anni, medico! Mi piace ascoltare, leggere, e mi piace collaborare con Diritti Al Cuore!
Quante  volte sei  partita per il Senegal? Questa sarà la mia quarta missione!
Cosa ti aspetti dal gruppo? Con alcuni componenti del gruppo ho già fatto una missione, altri sono alla loro primissima e posso capire la loro emozione e anche quel pizzico di ansia che c'è sempre alla vigilia della partenza. Non dico che per me non sia più così, anzi! Ogni missione è diversa e per questo speciale, e non vedo l'ora di affrontarla. Sono sicura che il gruppo sarà affiatato e che lavoreremo sodo perchè so quanto i miei compagni tengono ai progetti di DAC!
Cosa ti aspetti da questo viaggio? Di ritrovare quel clima di condivisione e rispetto reciproco che ho sempre respirato con i collaboratori locali e con il gruppo; conoscerò le nuove ragazze del progetto Fatou e rivedrò Joelle, già nel progetto da un anno, che stimo tanto e con cui spero di legare di più. Lavorare fianco a fianco con loro è sempre stimolante. Spero che tutti i bimbi sostenuti a distanza vengano a farsi visitare e siano accompagnati dai genitori, perchè vorrebbe dire che il lavoro di Diritti Al Cuore in questi anni ha gettato le basi per migliorare davvero le loro condizioni di salute.
Cosa auguri alle.persone che partono perbil Senegal la prima volta? Di non avere paura del nuovo ma di buttarsi a capofitto in questa avventura.
Quali sono gli obiettivi di questa missione? Oltre alle consuete visite mediche, in cui visiteremo sia i bimbi del sostegno a distanza che non, abbiamo in programma un seminario sulla rianimazione cardio-polmonare per le studentesse e di affrontare ancora il tema dell'igiene e della prevenzione con le mamme di Dakar e dei villaggi rurali. È in fase di start up un progetto che vede la collaborazione di promotori della salute, figure specializzate e formate che si occuperanno di diffondere i principi di salute e igiene nei villaggi rurali, ancora molto indietro rispetto a queste tematiche. Il nostro ambulatorio a Keur Marietou è quasi
pronto! Stiamo selezionando l'infermiera e a breve sarà aperto per i bimbi dell'asilo! È sempre emozionante visitare tra quelle  mura e pensare a quanti passi in avanti sono stati fatti in questi anni. Insomma, questa missione sarà ricchissima di cose da fare, da vedere, da sentire e sono carichissima!
Cosa non vedi l'ora di? C'è una frase che ormai è come un mantra per alcuni di noi, un porta fortuna, ed è "Non vedo l'ora di rivedere il cielo di Sossop".

annaNome, età, professione e interessi: mi chiamo Anna, ho 34 anni, sono specializzanda in Anestesia e mi piace curiosare.
Come hai conosciuto Diritti al cuore? Lo scorso anno durante le visite mediche al Baobab.

Stai per partire per il Senegal per la tua prima missione: cosa ti ha spinto a partecipare a questo viaggio? Dopo un anno di lavoro con Dac al Baobab a visitare le domeniche uomini, donne, bambini migranti, è cresciuta la voglia di fare un'esperienza a cui pensavo da molto tempo.

Quali sono le tue aspettative? Sto cercando di arrivarci con meno pregiudizi possibili, credo che sarà un'esperienza incredibile.

Quali le tue speranze? Spero di non soffrire troppo al ritorno.

Hai un qualche tipo di timore? Beh, mi spaventa un po' l'impatto che potranno avere su di me quei luoghi e quelle persone.
Che apporto pensi di dare al gruppo? Spero di essere una valida componente del gruppo e cercherò di fare del mio meglio

Cosa non vedi l'ora di....? Finire questo questionario :)

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