gioele bis“Mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo” scrive il Maestro in uno dei suoi meravigliosi componimenti; In questo brano che mi commuove e mi infiamma di passione ad ogni ascolto, l’esigenza della consolazione nasce nel protagonista a seguito del fallimento delle sue pulsioni amorose. La necessità di consolazione si origina nel mio caso dalla conclusione dell’esperienza straordinaria che ho vissuto, descritta in due riprese in precedenti pubblicazioni. L’esigenza di mettere per iscritto in modo conciso e chiaro il marasma di emozioni, pensieri, considerazioni ecc... che si muovono, agitano nei meandri più reconditi della mia anima nasce in realtà da un evento preciso: la condivisione scaturita lunedì sera ai miei amici dell’associazione, alla mia famiglia DAC. Dopo una giornata piuttosto piena a cui farò riferimento successivamente, sono passato in associazione per restituire la valigia a Giusy ( a proposito, se leggerai questo testo, grazie ancora Giusy ) e lasciare alcuni prodotti del nostro nutrito e affascinante mercatino ( a proposito, chiunque stia leggendo questo testo, grazie per aver comprato alcuni dei prodotti; se non lo avete fatto, apprestatevi a farlo ). Pur non volendo disturbare il regolare svolgimento della riunione serale con la mia breve e fugace sortita, convinto da due amiche volontarie, che ringrazio calorosamente, sono entrato nella stanza per porgere i miei saluti. Al che mi è stata posta la fatidica domanda: “ Com’è andata la missione ?”. Infuso da una qualche mistica entità para-astrale ho incominciato a raccontare cosa ha significato l’esperienza per me. La condivisione è stata cosi forte, sentita, inaspettata, commuovente che ho deciso di metterla per iscritto in modo tale da non dimenticarla e in modo tale da condividerla ancora di più. Nella speranza che le parole che mi accingo a mettere informaticamente nero su bianco vi possano emozionare e commuovere come hanno fatto con me e non solo, vi auguro buona lettura, buona fortuna e mi complimento per il vostro coraggio, la vostra intraprendenza, la vostra fiducia.

L’epifanica condivisione ha ruotato essenzialmente intorno a tre punti: la percezione della realtà che ci circonda, la speranza in un mondo migliore e l’arrivo vero e proprio. Detti cosi sembrerebbero tre possibili titoli del temone che ogni anno migliaia di maturandi affrontano arditamente. Mi perdonerete se nell’esporli scadrò in mere elucubrazioni filosofiche ma del resto le emozioni e i sentimenti sono qualcosa di altrettanto astratto, ma non per questo poco importanti.

Sembra una frase fatta ma è proprio vero: certe esperienze allargano gli orizzonti, aprono la mente. Come ci insegna il buon vecchio mattachione zio Albert il cervello funziona proprio come un paracadute oltre a espletare allegoricamente la sua stessa funzione: funziona solo quando si dispiega al vento. Considerando ciò e la sconsolante situazione socio-culturale che stiamo affrontando, credo che questi effetti siano del tutto benefici. Quando sento notizie come i panini calpestati a Torre Maura & simili, oltre a trattenere a stento le lacrime mi interrogo sul perché di certi gesti, sulle possibili assurde cause scatenanti… L’unica spiegazione che mi riesco a dare è che determinati soggetti non hanno aperto il paracadute e il tonfo che ne deriva è assordante. In questo senso l’esperienza mi è servita davvero tanto e spero vivamente di riuscire sempre ad aprire il paracadute in tempo …

Nello stesso componimento citato all’inizio di questo scritto, il poeta canta “Dev’esserci lo sento in terra o in cielo un posto, dove non soffriremo e tutto sarà giusto”. Questo posto forse è proprio l’esperienza che ho avuto la fortuna e il piacere di vivere. Non sto parlando tanto di sofferenza fisica, quanto di sofferenza “spirituale”: in quei giorni non ho pensato a niente di negativo o a niente di altro rispetto a quello che stavo facendo. Stavo facendo qualcosa che mi ricolmava di gioia, gratitudine, completezza, soddisfazione, stavo facendo la cosa giusta, nel posto giusto, al momento giusto e ciò teneva lontana la mia mente da pensieri molesti o impertinenti che potessero distogliermi dall’esperienza meravigliosa che stavo vivendo. Come mi piace dire: Me poteva prende un coccolone in quel momento e morivo felice, senza sofferenza, con giustizia.

L’arrivo in se e per se mi ha ricordato quanto fossi fortunato ( tanto quanto lo ha fatto l’esperienza ), quanto la mia vita fosse gioiosamente piena di relazioni, di persone che mi aspettavano quasi impazienti. La giornata successiva al mio rientro l’ho vissuta dispiegandomi, nell’ordine, tra: ritro analisi al CMO in sapienza, laboratorio, pranzo con mio cugino, laboratorio, incontro con alcuni compagni di corso, papa che mi tira la valigia al volo sull’autobus, associazione, incontro parrocchiale del lunedì sera e a coronare la giornata biretta tattica scontata del 50% al Mama Tequila con alcuni amici dell’associazione. Insomma, la mia vita era lì pronta ad attendermi nonostante la prolungata assenza. Ciò mi ha reso molto felice perché mi ha ricordato due concetti che ho molto a cuore: la vita è un meraviglioso intreccio di relazioni e la vita, le persone sono pronte ad aspettarti quando necessario ( chi aspetta lo fa o perché si aspetta qualcosa da te, magari un ingente somma di denaro, o perché ti vuole bene, ti ama e il mio credo fortemente sia il secondo caso per fortuna ).  

Giunto al termine vi ringrazio per aver avuto la pazienza, la scelleratezza, il tempo, la voglia di leggere fino a questo punto. Ringrazio la famiglia Dac che mi ha calorosamente accolto con strette di mano, abbracci, lacrime, ringrazio la mia Famiglia per aver reso possibile cio, per avermi supportato economicamente e non solo, ringrazio tutti i miei amici per avermi aspettato fiduciosi del fatto che avrei mostrato loro magnifiche foto di tramonti e pucciosi bambini africani. Con tanta gratitudine, gioia e voglia di fare nel cuore aspetto trepidante la prossima occasione che mi verrà offerta.

3Diario di viaggio Senegal Marzo - Aprile 2019
21 marzo: la Partenza

Oggi è esplosa la Primavera, fa caldo. Fermo per alcuni giorni la mia vita qui in Italia, lascio tutto e tutti in sospeso fino al mio ritorno e chiudo la porta di casa.

Carico in macchina due valige ciascuna di quasi 23 kg, uno zaino di 10 kg, il computer, la borsa ed una grossa sacca di cose che non sono riuscita ad infilare in valigia, cose da smistare nelle valige degli altri in aeroporto prima dell’imbarco.

Sono l’ultima ad arrivare all’appuntamento a Fiumicino, gli altri sono lì ed aspettano me per iniziare il chek-in.

Smistano nelle loro valige il mio saccone di cose varie da portar giù per i seminari con le donne.

Anche quest’anno sto per tornare in Africa, anche quest’anno, sono felice.

22 marzo: l’Arrivo

Al settimo viaggio verso lo stesso luogo tutto dovrebbe essere più familiare, ma cambiando compagnia aerea perfino il viaggio in aereo non è scontato, la natura in accordo con la tecnologia che ci fa volare ci regala il più lungo tramonto che ricordi da anni. Il sole non si tuffa, resta lì sospeso ed apparentemente immobile per lungo tempo. L’aeroporto d’arrivo è stato spostato da due anni circa fuori città, per cui ci vengono a prendere con un’auto in cui ci stipiamo vicini, vicini noi sei, l’autista e le nostre 12 valigie. Il cielo e l’aria notturna, fresca e umidiccia del Senegal ci rassicurano, siamo arrivati!

Qualche ora di sonno e la giornata inizia.

Tania il medico con Cesare, Giusy e Gioele si occupano nell’immediato della sistemazione dei presidi medici e dei farmaci. Io con Annamaria ci preoccupiamo di dare una pulita alla cucina ed alle pentole che utilizzeremo, oggi e nei giorni successivi, Serena ci quida alla ricerca di un supermercato in cui sercare verdura per cucinare i nostri pasti.

La giornata trascorre tranquilla, condividiamo i saluti con le ragazze del “Progetto Fatou” che entrano o escono dalla casa per le lezioni all’Università. Piccole spese, soprattutto l’acqua potabile (per noi non abituati alla carica batterica di quella che scorre nelle condutture), e incontri operativi con i collaboratori senegalesi referenti nei villaggi per il progetto dei “Promotori della Salute”: Pape Kane e Mame Thierno. Con loro stabiliamo lo svolgimento delle visite nei prossimi giorni e la prevista cerimonia di consegna del veicolo a motore che loro utilizzeranno, in caso di pericolo di salute per le persone che dai villaggi devono raggiungere il Presidio Medico del distretto di Thiadiaye. Stabiliamo i temi dei seminari e parliamo del villaggio in cui farlo, del target di persone che li ascolterà e l’orario migliore per invitare tutti. Ceniamo insieme.

23 e 24 marzo: Camberene

Visite a Camberene: allestiamo una stanza del Centro Sociale con il tavolo per il triage, due postazioni per i medici Tania e Abietou e Khoumba, un tavolo viene utilizzato per disporre i farmaci dove Clotilde e Serena somministrano le terapie e uno spazio viene allestito per lavare le orecchie, le donne scaldano l’acqua che poi ci servirà facendo bollire la pentola su di un fornello da campo.

I bambini e le donne cominciano ad arrivare, giornate intense tanti bambini, tanto vociare, tanto vermox e tante orecchie da lavare.

25 marzo: i Seminari

La mattina ci dividiamo i compiti: chi prepara i presidi medici che serviranno dal giorno dopo ai villaggi e chi prepara i seminari per il pomeriggio con le donne di Camberene. Uscire di casa nel pomeriggio africano, dopo pranzo, è un’azione che richiede forte volontà e coraggio. Tutti noi volontari siamo motivatissimi.

A Camberene ci attendono i responsabili dell’associazione partner: Malaie e Yacine. Jöelle arriva direttamente dall’Ospedale dove aveva tirocinio. Naturalmente tutto comincia circa un’ora dopo l’orario previsto. La tecnologia è pronta, le ragazze e le donne sono arrivate. Qui parliamo di due argomenti: Depigmentazione artificiale della pelle e Gravidanza e controlli; le donne sono interessate, intervengono e ribattono parando delle loro esperienze, scopriamo così che la depigmentazione della pelle scura è molto praticata in Senegal, che le conseguenze per la salute sono irreversibili e molto dannose, scopriamo il gioco dei contrari, mentre noi ci ammaliamo esponendoci al sole senza protezione adeguata per diventare scure abbronzate nella credenza di essere così più carine, loro si decolorano per cercare di essere più chiare, bianche, nella credenza diffusa di essere così più carine.

Anche il seminario sui controlli in Gravidanza stimola le donne più grandi e con esperienza di parto a parlare e raccontano che loro sanno di dover fare questi controlli, ma restano comunque a pagamento e lamentano che non danno la certezza di eliminare i rischi per la donna ed il bambino. Interessante lo scambio che verte soprattutto a spiegare in cosa consiste la prevenzione, che sapere ci sarà una complicazione non elimina il problema, ma può preparare i medici ad affrontarlo attendendosi un problema e non in emergenza assoluta.

Qui abbiamo concluso presentando alle ragazze del corso di cucito un piccolo laboratorio su come auto realizzare dei tamponi riutilizzabili per il ciclo mestruale. In accordo con Little Dresses For Africa Italia, che ci ha fornito i kit completi e tutto il materiale per spiegare come sono stati realizzati e con quali materiali, durante questo viaggio distribuiremo a donne e giovani donne alcuni kit per uso personale e spiegheremo come sono realizzati in Italia, con l’obiettivo che alcune di loro si interessino e vogliano organizzare, qui in questo piccolo villaggio della periferia di Dakar, una piccola produzione di questi assorbenti in tessuto personali e riutilizzabili, da diffondere e vendere per migliorare le proprie ed altrui condizioni di benessere durante il ciclo mestruale.

Dieci donne si sono impegnate a cercare sul loro territorio i materiali e gli strumenti per realizzare dei kit con le medesime caratteristiche di quelli ricevuti, ci risentiremo con i collaboratori referenti che abbiamo a Camberene, tra qualche tempo, per sapere come sta andando.

Sono molto soddisfatta per questo primo ciclo di seminari svolto.

Rientrati a casa, prepariamo la cena ed ultimiamo i bagagli leggeri per la trasferta di tre giorni nei villaggi delle zone rurali.

26 27 28 marzo: i Villaggi

Lungo la strada per i Villaggi mi soffermo a pensare quanto sia cambiato il Senegal in questi dieci anni da cui lo conosco, a cominciare dalle strade di collegamento, dieci anni fa uscendo da Dakar per andare ai villaggi percorrevamo una specie di superstrada, un’arteria asfaltata che tagliava in due il lembo di sabbia su cui poggiava, oggi l’autostrada e i diversi caselli a cui ci fermiamo mi fanno toccare con mano cosa voglia dire: paese in via di sviluppo, qui sotto i miei occhi si sta facendo il Senegal moderno.

Arriviamo a Thiadiaye prima di pranzo, piccola sosta acqua e frutta e recuperiamo il nostro collaboratore che è andato a ritirare presso il Distretto Medico i permessi per le visite nei villaggi di Sossop, Ndiandiane e Tatanguin.

In questi giorni in Senegal le scuole sono chiuse per celebrare la settimana della gioventù, i bambini impegnati nei loro giochi lungo la strada, quando ci scorgono iniziano a salutarci sorridenti, tanti bambini.

Arrivando a Sossop alcuni sono al pozzo a prendere acqua, delle bambine interrompono il loro travaso per offrirmi quella necessaria a riempire il secchio che devo utilizzare per scaricare il bagno.

Facciamo una breve visita al villaggio di Sossop vero e proprio, un recinto di rami intrecciati delimita il gruppo di capanne tradizionali realizzate in legno e fogliame, alcune abitazioni sono in mattoni di cemento, entriamo in una di queste, in terra il pavimento è di sabbia, su questo è appoggiato il grande letto matrimoniale della donna che ci accoglie al villaggio, ci invitano a sedere, qualche convenevole poi iniziamo le visite.

Allestito per le visite, anche qui in un lato su di un fornello da campo bolle l’acqua che poi ci servirà per la pulizia dei tappi dalle orecchie dei bambini. Si visita fino al tramonto, i bambini sono molti, ed a gruppi arrivano anche dalla savana, li vediamo avvicinarsi percorrendo le piccole strade che costeggiano i grandi baobab, tanto vociare, tanto vermox e tante orecchie da lavare.

l nostro gruppo si ferma solo quando il sole cala, prima dell’arrivo veloce del buio. Si accende qualche luce nel villaggio, le lampade solari che si accendono al crepuscolo per spegnersi all’alba.

Il cielo è una mappa stellare incredibile, l’inquinamento luminoso qui non esiste. La nostra cena arriva dentro due grandi vassoi posti sulla testa di una donna e di una ragazzina, camminano nel buio facendosi luce con una piccola torcia.

La mattina del 27 marzo ci trasferiamo a Ndiandiane dove staremo l’intera giornata.

Organizzato l’ambulatorio per le visite e cominciamo. Immancabile su di un fornello da campo bolle l’acqua che poi ci servirà per la pulizia dei tappi dalle orecchie dei bambini

A tarda mattinata ci fermiamo per la cerimonia di presentazione del progetto dei “Promotori della Salute e la consegna del mezzo che diventerà utilissimo strumento per la salvaguardia della salute: una moto con carretto.

E’ emozionante partecipare a questa cerimonia, la comunità si riunisce in circolo intorno al mezzo posto sotto un ombroso albero, il Sindaco ha inviato un suo rappresentante, è venuto il capo villaggio ed altre autorità, i due rappresentati Mame Thierno e Pape Kane parlano del progetto, parla Jöelle, parla anche Cesare il nostro capo missione, parla il Sindaco, il Capo villaggio.

Tutti ci riuniamo intorno al mezzo e viene scoperta la targa con il logo del progetto. Emozionante.

Le visite proseguono ancora per un po', ci fermiamo per mangiare il piatto di riso che Mame Thierno ha fatto cucinare per noi, riprendiamo dividendoci in due gruppi, uno continua con le visite, tanti bambini, tanto vociare, tanto vermox e tante orecchie da lavare e l’altro composto da: Joelle, me, Annamaria, Mame Thierno si occupa di preparare e presentare i seminari qui a Ndiandiane.

Parliamo di igiene mostrando un cortometraggio animato, qui al villaggio è necessario parlare di norme igieniche di base, diffondere le buone pratiche di salute. Jöelle riprende i concetti del video e li estende. Parliamo poi di importanza dell’Educazione scolastica, come in tutti i paesi in via di sviluppo anche in Senegal persiste una forte analfabetizzazione e la necessità di incoraggiare i giovani a proseguire gli studi, soprattutto le ragazzine che ai villaggi tendono ad abbandonare la scuola quando arrivano all’età della pubertà.

A cinque di loro abbiamo lasciato, un kit di assorbenti in tessuto riutilizzabili. Ai villaggi non c’è ancora una rete di donne a cui affidare il progetto per la realizzazione in loco, ma è molto importante anche capire se le ragazze che ricevono il kit si trovano bene e questo rappresenti un aiuto per vivere meglio il momento del ciclo mestruale. Torneremo ancora, per parlare con loro tra qualche tempo e capire se lo ritengono utile. Per capire se è possibile trovare qui delle donne interessate ad impegnarsi per capire come produrli in piccola scala per poi venderli.

Dopo una giornata così densa, rientriamo a Sossop il giorno dopo ci aspetta il piccolo villaggio di Tatanguine, più all’interno della savana, anche qui un piccolo villaggio costituito da capanne, l’edificio in muratura è la scuola.

I bambini sono organizzati dalle maestre, in una lunga fila sotto il tiepido sole della mattina, proseguendo nelle ore diventerà sempre più caldo, e li faranno sedere nel porticato.

Passando le ore il vociare diviene estenuante, hanno un tono di voce alto e sembra sempre stiano litigando per chi deve entrare prima. Il ritmo delle visite è serrato, quando finiamo sono molti i bambini visitati e a cui abbiamo tolto tappi dalle orecchie con l’immancabile acqua scaldata con il fornello da campo che le donne ci hanno portato, hanno atteso che noi finissimo il nostro lavoro per riprenderselo ed iniziare a cucinare il pranzo ai figli.

Ripartiamo per rientrare a Dakar, percorriamo la strada a ritroso, il tempo è scorso ad una velocità densa di cose e significati che ci portiamo dietro.

29 marzo: l’oceano

Ci fermiamo per la notte a Guéréo, località vicina alla laguna de la Somone. La casa affaccia sull’oceano. Tutta la notte il respiro del mare ci canta la ninna nanna.

30 marzo: e poi ancora Camberene

Ancora una giornata di visite a Camberene, visite, visite e tanti bambini.

31 marzo: prove generali a Pikine

Seconda Domenica in Senegal, la mattinata trascorre tranquilla, oggi abbiamo previsto alle quattro del pomeriggio seminari nel centro Keur Marietou con le donne di Pikine, ed in serata una riunione con la Dottoressa Mame Ciré Sagna la tutor e le ragazze del progetto Fatou, qualche amico collaboratore dell’associazione, e per questo abbiamo cucinato cose che poi la sera troveremo pronte, tante verdure e frittate.

Usciamo ancora una volta nella calura pomeridiana, siamo un bel gruppo, ci accompagna anche Clotilde, Abietou ci raggiunge da Refisque dove vive la sua famiglia.

Prepariamo il proiettore e le casse, ripassiamo i due temi: Depigmentazione Artificiale della pelle e importanza dell’Educazione scolastica.

Ragioniamo su chi delle ragazze parlerà, ed attendiamo. Attendiamo inutilmente il Senegal è anche questo, non presentarsi ad un appuntamento.

Rientrati a casa organizziamo la nostra bella, piacevole domenica sera con gli amici e collaboratori. Ho il tempo per ritagliarmi un momento con Mame Cirè e riflettere sul Progetto Fatou, alla fine di questo anno universitario due delle ragazze si laureano.

1 aprile: Pikine le visite e il laboratorio

Le visite nel nostro ambulatorio a Pikine hanno tutto un altro ritmo, da subito!

I bambini non sono molti, sono moltissimi. Tutta un'altra cosa poter visitare in un ambulatorio dove ci sono mobili pensati per questo, l’acqua pulita esce dal rubinetto e se vuoi acqua calda metti a bollire un bollitore elettrico.

Aissata la responsabile della scuola materna e del gruppo di donne che qui è più operativo, organizza i bambini e presiede al triage, con lei discutiamo la possibilità di organizzare i seminari e il laboratorio per realizzare gli assorbenti riutilizzabili., quest’ultimo riusciamo a farlo già nel pomeriggio mentre spostiamo i seminari al pomeriggio successivo.

Nel pomeriggio con l’aiuto di Annamaria ci riuniamo con un gruppo di dieci donne interessate ad utilizzare agli assorbenti riutilizzabili e a come sono stati realizzati perché potrebbero produrli qui in loco.

Le donne sono molto attente, seguono e anche se i linguaggi sono diversi, italiano, francese, Wolof gli sguardi annuiscono gli esempi sono espliciti e chiari.

Ci salutiamo con l’impegno di sentirci presto e di rivederci entro tre mesi per rispondere alle domande del questionario per capire se il prodotto che gli abbiamo lasciato gli è stato utile e se lo ritengono un buon prodotto.

Rientriamo a casa, oggi è l’ultimo giorno per me in Senegal, nella notte alle prime luci dell’alba inizio il mio viaggio di rientro.

2 aprile: realtà differita

Mentre io rientro in Italia gli altri hanno ancora una giornata di visite a Pikine e nel pomeriggio tanti bambini, tanto vociare, tanto vermox e tante orecchie da lavare, inoltre hanno da fare i seminari con le donne.

Il dispiacere di rientrare così presto è mitigato dalle foto che mi arrivano, visite ai bambini, seminari alle donne, un video con le loro voci.

Anche questa è stata un’esperienza emozionante, ricca di spunti e di informazioni nuove per programmare gli obiettivi dei progetti.

Grazie anche per questa esperienza Diritti al Cuore onlus.

gioele copyUn altro giorno di questa magnifica esperienza sta volgendo al termine e ormai lo stato del mio pericardio sta portando le mani a comporre il numero del cardiologo nella speranza di una celere risposta. Ma chi mi conosce bene sa che sono un inguaribile ottimista, o meglio, un pessimista reattivo come direbbe un grande poeta contemporaneo che risponde al nome di Michele Salvemini. La reazione al Mal d’Africa che si appropinqua indefesso e ineluttabile è stata quella di pensare alle cose grazie alle quali il sorriso a metà strada da ebete e tossicodipendente che mi ritrovo stampato sul volto viene difficilmente intaccato. A chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto, ipse dixit. Queste parole che a prima acchito mi sono sempre sembrate oscure e imperscrutabili, oggi si sono rivelate alla mia mente come un fiore di una pianta grassa del deserto del Sahara si dischiude alle piogge abbondanti che si abbattono sulla landa desolata. Taniuccia lo direbbe in altro modo, ma il concetto è quello: il cielo di Sossop bisogna meritarselo, e oggi mentre riflettevo mi sono accorto che ho ricevuto qualcos’altro che neanche meritavo: due belle notizie e due sogni che si realizzano, come ho detto a Cesare.

Bella notizia n° 1: Sono entrato a far parte ufficialmente di un gruppo di persone che arricchiscono questo pianeta con la loro passione e il loro modo di fare rispettoso, gioioso, aperto al diverso. Ora lo posso dire: sono un fan del Maestro. Mi impegnerò ad onorare questa sorta di incarico esoterico facendo dei componimenti del Maestro uno stile di vita. Oramai non ho più scuse, non posso più fare il vigliacco ozioso sordo ad ogni sofferenza ma dovrò colpire con la mia lancia l’ingiustizia giorno e notte. Francesco, Guccini Forever, mamma e papà saranno orgogliosi di me e del mio operato, spero.

Bella notizia n° 2: Il famigerato DDL Pillon è entrato ufficialmente in rottamazione. Archiviato, messo a tacere, bloccato. Se mai la bestia dovesse risvegliarsi troverà pronta la mia lancia: come San Giorgio inchiodò il drago, il mostro verrà messo a tacere.

Sogno realizzato n° 1: Pulire le orecchie dei bambini pucciosi del continente nero mentre una capra incatenata al suo destino mi allieta con il suo belare. Chi mi ha seguito nelle precedenti pubblicazioni, sa bene come nell’era pre-biotecnologie della mia vita, il mio sogno era quello di prestare servizio in Africa con una ONLUS del calibro di MSF, STC, AI etc… Ora ho avuto il piacere di scendere con un gruppo di persone che costituisce qualcosa di meglio di un gruppo qualunque di persone riunite per uno scopo: una famiglia che condivide un obiettivo comune. La famiglia in questione forse non è del tutto tradizionale ma mi ha dato tanto e tanto mi continuerà a dare. Una famiglia che auguro a molti, nella quale le differenze si appianano e i diverbi si smaterializzano, nella quale ci si accetta e ci si vuole bene così com’è.

Sogno realizzato n°2: Entrare a gamba tesa nella storia dell’istruzione/educazione come Duchamp nella storia dell’arte. Il video di presentazione del progetto OCEAM ha visto la luce e si è andato a imprimere al contrario sulla retina, sul mio fondo oculare come i caratteri inchiostrati di Gutemberg si impressero sulla carta. Sono fiero di questo progetto, del nostro progetto e vedere come altre persone lo sono con e per noi allo stesso modo mi ricolma il cuore di gioia.

Oggi pomeriggio, mentre scendevo le scale dell’edificio di Keur Marietou con una valigia nella quale poteva benissimo essere riposto il bambino che mi stava aiutando a trasportarla, pensavo a quanto avessi bisogno di questo viaggio, a quanto le cose bisogna meritarsele, a quanto a chi ha sarà dato. E una parola si è inerpicata spontaneamente fino alla mia rima oro-faringea, un sentimento si è fatto strada nel mio muscolo cardiaco allargatosi di tre taglie come quello del Grinch. La parola è Grazie, il sentimento la Gratitudine. Grazie a quel bambino, grazie all’associazione, grazie alle mie famiglie, biologica e non, grazie ai miei amici, grazie a tutti.

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 Ci provo anche io a parlarvi di ciò che fino ad ora è stata per me, l’Africa.
I suoi profumi e colori, il suo mare, le sue immense distese di sabbia, i baobab, i tramonti, le stelle di Sossop, tutto questo e molto altro hanno fatto sì che trovassi il mio posto nel mondo. E qui Roma, le sue strade, le cose che ho lasciato a casa, i pensieri della vita quotidiana, gli impegni, non hanno tempo e spazio. Qui ogni attimo è scandito da un’emozione unica e nuova, come quando mentre mi districavo tra mamme e bambini in attesa delle visite mediche, un ragazzo mio coetaneo, si è avvicinato e in un inglese un po’ sbiascicato mi ha chiesto scusa in quanto io italiana e lui senegalese, per ciò che è successo qualche settimana fa vicino Milano quando un autista voleva dar fuoco ad uno scuolabus pieno di bambini. Ciò che ho provato in quel momento non so spiegarlo nemmeno a me stessa, ma di una cosa sono certa: sono stata trattata sempre come una di famiglia, mai diversa, anche se la mia pelle è chiara, anche se non indosso vestiti colorati, anche quando non mi sono unita alle loro preghiere, quando non ho mangiato quel cibo per me troppo piccante. Ecco, io non mi sono mai sentita fuori luogo, fuori tempo, fuori spazio, fuori chissà che cosa.
mi sono sentita in ordine.
i miei schemi emotivi e mentali,
in equilibrio.
finalmente.

di Gioele Gaboradi, volontario Diritti al cuore in questi giorni in missione sanitaria

gioeleDicotomia; Una parola piuttosto desueta della lingua Italiana che oltre ad aver ispirato il nome d’arte di Brian Hugh Warner ( Marilyin Manson = Charles Manson + Marilyin Monroe ), esprime molto bene il Senegal che si è presentato ai miei occhi una volta giunto in questa terra lontana.

Una Dakar a tratti amena a tratti pestilenziale, a tratti moderna a tratti primitiva, a tratti capitalista a tratti folkroristica/tradizionale. Durante la sua esplorazione si sono dischiusi ai miei occhi moschee, chiese protestanti, chiese cattoliche, edifici dalle grandi vetrate, abiti tradizionali, giacche e cravatte, t-shirt di Star Wars che ero tentato di sottrarre al legittimo proprietario, computer della Apple, abachi islameggianti … Il tempo qui si ferma, si contorce, si raggomitola fino ad assumere dimensioni che sfuggono ai normali sensi dell’essere umano. Due minuti diventano ere geologiche, le ore mesi, i giorni settimane, i secondi eoni.

Camminando tra le vie della capitale si ha la sensazione che le persone vi si riversino la mattina alla ricerca di una sorta di sacro Graal, di una svolta piombata giù a stravolgere le loro vite. Altri in realtà sembrano quasi insofferenti, sfrontatamente apatici allo scorrere della giornata che procede nonostante la loro indifferenza. Una volta saliti a bordo di un Taxi, puà capitare di contrattare per ore una tariffa o attendere qualche secondo in macchina mentre il conducente scende dal veicolo per chetare la sua sete con un caffè preso direttamente dal ciglio della strada come la donzelletta che vien dalla campagna coglie rose e viole.

Per quanto riguarda il mio stato psico-emotivo devo ammettere che la fantomatica “botta di adrenlaina” non è stata avvertita dal mio sistema nervoso propriocettivo. Sento piuttosto che questa sia la mia casa da settimane, quello che faccio ciò che ho sempre voluto fare e che sempre farò. Sento già qualche cellula del mio pericardio che si desfolia dolorosamente, non so quanto sarà traumatica la partenza ma so gia voglio che arrivi il più distante possibile; nel dubbio non ci penso.

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